Una serata speciale, in cui proiettiamo il film muto Cenere – Ashes (1917) con l’allora star del teatro Eleonora Duse – un film tratto dal omonimo romanzo di Grazia Deledda, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 100 anni fa quest’anno e della quale quest’anno corrono anche 90 anni dalla sua morte – , proiezione poi accompagnata da un’esibizione musicale, a cura dei giovani ma già affermati musicisti Stefano Boggiani (chitarra, effetti elettronici) e Øyvind Mathisen (tromba, percussioni), affiancati per l’occasione dal pianista e compositore di spicco, Jon Balke.
Stefano Boggiani (1996) è chitarrista e compositore italiano di base a Oslo. Ha appena rilasciato il suo secondo disco da leader e collabora in diversi progetti musicali che spaziano dal jazz alla musica contemporanea, con cui si è esibito in Italia, Norvegia, Estonia, Danimarca e Portogallo. Øyvind Mathisen (1994) ha pubblicato tre album di musica originale e dal 2018 si è esibito in oltre 100 concerti con le sue band (Øyvind Mathisen Trio, ØyvindLand, OJKOS, Cosmic Swing Orchestra).
Dal 2023 i due musicisti collaborano in un progetto che li vede esibirsi durante la proiezione di film muti, con l’intento di esplorare come l’esperienza visiva della pellicola, condivisa con il pubblico, influenza l’atto creativo musicale. In questo evento all’Istituto portano con se Jon Balke (1955), pianista e compositore norvegese con una carriera che vanta più di 20 pubblicazioni con la casa discografica ECM, composizioni su commissione per il teatro e il cinema, e collaborazioni con, tra gli altri, Arild Andersen, Nils Petter Molvær, Marilyn Mazur, Enrico Rava, Paolo Fresu, Mathias Eick e Sidsel Endresen.
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Il film avrà sottotitoli in inglese.
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CENERE (IT, 1917) di Febo Mari
Tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice Premio Nobel Grazia Deledda sul tema del “figlio della colpa”, CENERE è l’unico film interpretato, a 58 anni, da Eleonora Duse, che collaborò anche all’adattamento, e rimane la sola testimonianza visiva dell’arte della grande attrice.
Sardegna, fine ’800. Rosalia (Eleonora Duse) è una ragazza madre costretta dalla povertà ad abbandonare il figlio Anania al padre naturale, benestante e coniugato, con la speranza che così possa crescere in una famiglia agiata. Terminati gli studi, Anania (interpretato da Febo Mari, anche regista del film) matura la decisione di ritrovare la madre, ormai sola, povera e anziana, per conoscere le vere ragioni del suo abbandono.
Duse, che appare per sua scelta “messa in ombra”, offre in questo drammatico film una recitazione singolarmente misurata che si pone all’antitesi di quella in voga fra le attrici cinematografiche del periodo, come rileva Gian Piero Brunetta: “anche se tutta tesa all’annientamento del sé in scena la Duse illumina le sequenze in cui appare di una forza interiore, di una potenza tragica che pone distanze incomparabili rispetto al gesto drammatico e melodrammatico delle grandi dive dell’epoca”. Duse stessa scrisse: “quando penso a questo lavoro che invoco, cerco di chiudere gli occhi e non ascolto che il mormorio della voce interiore”.
Nel 1996 la copia 35mm nitrato imbibita e virata del film è stata restaurata dalla Cineteca del Friuli in collaborazione con la George Eastman House (oggi George Eastman Museum) di Rochester e la Cineteca Sarda. Nel 2022 la Cineteca del Friuli ha realizzato una versione digitale del restauro.
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Il film è stato cortesemente procurato dal Cineteca del Friuli.